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Diario del 2o giorno di Lou Krieger al WSOP

14 Feb, 2008

Lou KriegerPer quanto mi riguarda, il World Series of Poker è finito, ed io sto semplicemente cercando di arrampicarmi fuori della mia fase suicida. Detesto perdere. E’ come un pugno allo stomaco che faccia piegare in due. Peggio ancora, detesto la vergognosa camminata verso l’uscita dell’area del torneo, dove mi sento come se gli occhi di tutti mi stessero puntati addosso, guardandomi andar via in silenzio, vergogna e disperazione.

 

 

 

In verità, non mi sta guardando nessuno, e questo è ancora peggio. Tutti si consumano a pensare alle mani proprie, a quelle che pensano che abbiano i loro avversari, e quelle che pensano che i loro avversari pensino che loro abbiano,—una spirale di analisi infinita. Quando si parla di poker, ci sono ruote che si muovono una dentro l’altra.

 

 

Uscendo dalla Amazon Room al Rio, il mio WSOP era un completo disastro, io vengo ignorato, come tutti gli altri perdenti, un altro perdente che si avvia verso la porta.

 

 

Ho fatto una capatina nel secondo giorno, ma ero ancora assai lontano da un buon livello.

Non è sempre stato così. Il “Day 2A” è iniziato con 1.034 giocatori, approssimativamente lo stesso numero in lista per il “Day 2-B”. Ero il 421 dei 1.034 che giocavano nel “Day 2A”.

 

 

Il tutto è iniziato abbastanza bene. Ero al big blind alla prima mano giocata ed ho vinto in una passeggiata, con nessuno che mi aveva chiamato. Alcune mani più tardi, ho alzato $5000 con due fanti ed uno che mi ha chiamato. Ho puntato $10.000 in un flop 9-9-8 ed il mio avversario si è ritirato.

 

 

Alle 10,40 Alan Smurfit, che si è guadagnato un braccialetto al WSOP di quest’anno, è sconfitto al mio tavolo, dopo cha la sua coppia di 7 perde di fronte ad una coppia di assi. Il tipo che vince così vorticosamente, ha una full house, e per aggiungere la beffa al danno, un terzo sette è uscito al river, dando anche a Smurfit una full house, ma era troppo poco, troppo tardi per un dublinese trapiantato a Miami.